Caduta in un ufficio pubblico: l’essersi mosso in modo disattento riduce il risarcimento

Ente pubblico responsabile in minima parte, a fronte della condotta imprudente tenuta dalla vittima del capitombolo

Caduta in un ufficio pubblico: l’essersi mosso in modo disattento riduce il risarcimento

Risarcimento ridotto per la signora che si muove in maniera superficiale e disattenta in un ufficio pubblico, rimanendo vittima di una caduta.
Questa la decisione dei giudici (ordinanza numero 26273 del 5 ottobre 2026 della Cassazione) a chiusura del contenzioso originato dall’episodio verificatosi in provincia di Verona.
Chiara la dinamica del capitombolo che ha avuto come scenario l’interno di un immobile pubblico. Per la precisione, la signora è caduta, riportando lesioni personali, all’interno di una stanza in uso ai ‘Servizi sociali’ del Comune, locale scelto dal responsabile dell’ufficio per uno svolgimento protetto di incontri familiari: nello specifico, la signora, mentre indietreggiava nella stanza, è precipitata lungo una scalinata interna non segnalata e scarsamente visibile.
Per i giudici di merito, prima, e per i magistrati di Cassazione, l’episodio è addebitabile solo in minima parte all’ente pubblico. Ciò perché è evidente l’imprudenza della condotta tenuta dalla donna, condotta consistente nel muoversi all’indietro in un ambiente non noto, e senza prestare attenzione ad un muretto divisorio presente nella stanza, e che ha rivestito un’efficienza causale ampiamente prevalente (75 per cento) nella determinazione della caduta.
Consequenziale, quindi, il ridotto risarcimento riconosciuto alla donna e quantificato in appena 18mila euro.
In sostanza, il sinistro è computabile alla prevalente responsabilità della persona danneggiata, poiché la caduta è avvenuta perché ella non si è accorta che nella stanza dove si trovava c’era una scala verso il piano inferiore, e, volendo fotografare il nipote, è indietreggiata facendo una curva o spostandosi di lato e cadendo all’indietro.

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